Stazioni della via Crucis

„alla mia cittá”

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Bíró Gyula: Mattine indecise (parte)

Avevi ragione in tutto che mi dicevi quella domenica quando ci sedevamo davanti al Palazzo Postale, nel cuore della città. Quante volte cercavo di attraversare le nuvole per uscire nel giardino dove ogni fiore e cespuglio elude la realtà.
Scende la sera, respirando insieme alla città tramontante in un tono lento e melanconico. Mi piace questa città con tutta la sua mancata faccia, meschina bruttezza, con le sue strade buie, affamate di luce. C’era un tempo quando volevo dipingere proprio per stimulare qualche movimento, per cambiare l’umore della gente, staccare quella „perla dormente”, „dar fuoco al cenere incandescente”: risvegliare quella sensazione di sincera sorpresa che caratterizza la natura del bambino, e che vien dimenticata tanto facilmente. Ma non passa mai…
Sto seduto davanti alla tela, i colori bruciano dentro me, fanno parte delle mie linee, perché questi sono a casa in me. Non stimo niente più dell’amore dei colori: quelli hanno l’effetto piu veloce e piu profondo su di noi. Come sentirsi viola umida e scura quando – fuori, nel giardino – vediamo avvicinarsi le nuvole della tempesta…è un brivido simile tutto che si vede, sente, tocca o gusta…in uno o più colori…parlerei tanto facilmente solo con i colori…ma no…la tristezza dipinge molte volte in verde i miei pensieri: e l’amore si ritira a letto… Adesso sto solo sedendo sotto la finestra aperta dello studio. Qualche tempo fa ero ancora in viaggio, e dal finestrino del treno ti vedevo ancora pioppo scuro; adesso invece come se fossi dentro la boccetta, che mi hai regalata…ti immagino dentro…certo che sei dentro. Con tutti i momenti passati insieme.
Sono un pittore che da molto tempo non prende in mano il pennello, ma non riesce a liberarsi dall’ebbrezza della trementina. Hai chiesto una pausa ed io te l’ho data…Fra poco non avrò voglia nemmeno di scrivere.
Due anni e mezzo insieme, e due settimane d’intermezzo negandoci reciprocamente.
La prima sera senza te, e subito scrivo. Sai perche? Perchè questa sera non e ancora la mia, e la nostra. La sera del nostro comune fuoco di bivacco, che non se ne frega di monti o fiumi, o di innumerevoli confini; che oltrepassa gli inverni piu duri, le ingiustizie piu dolenti e arriva solo ed esclusivamente a te…a tutti i costi…Ti ama.

Un parco nel cuore della città. L’osservo spesso durante le sere, come si bagna di luce e racconta dell’amore con le sue forme decise di granito e di marmore, con l’impeto femminile, con le sue piccole isole. Ci vedo spesso noi due, come il nostro amore che cammina lentamente verso l’eternità. In quale stazione siamo? Tu lo sai. Il serpente si morde la coda…Il cammino ritorna in se…

“Isola del primo incontro”

È incredibile, quanto tempo e passato, eppure la sento così vicina. M’incorraggio: parla con lei! Il bar e pieno zeppo di voci e di luci, nervosità sgradevole e un certo senso di felicità si combattono in me. Eri con un altro, ed io sapevo che dovevi essere con me.
Sembra che tu senta e pensi lo stesso, ogni tua parola giunge a me anche se non parli. Ci guardiamo e ci sentiamo completamente, e nasce in me il pensiero: ti voglio. Questo è molto buono. Per dire la verita non ho mai incontrato una donna che mi facesse tanto brivido, e non voglio nemmeno sentirlo da un altra. Risultato?
Comincio a parlarti, con delle parole balorde. Corro a casa. Lavoro su un ritratto, non ho ancora dipinto i seni. Adesso invece vedo che quelli ci sono. Il caso. Voglio cambiare completamente la nostra vita. Voglio solo la tua isola, il nostro segreto. Voglio chiamarti amore e voglio sentirlo dire da te. Sussurrando e gridando…E si sono incominciate le passeggiate, con l’incredulezza che durava fino a notte tardi: saresti tu? Anche se eri brillante, e non ci potevo credere quanta dolcezza e affetto c’era in te. Sei bellissima. Non pensavo di poter innamorarmi tanto di una donna. E anche adesso…mi trascinerei tanto volentieri il tuo corpo. Ti abbraccerei tanto. Consentire completamente, amare del tutto apertamente…Aver paura di cosa?…della delusione…della fusione completa nell’altro?…aver paura che l’altro ci eccita e il desiderio sfrenato ci prende, e non possiamo essere mai piu solo noi…?Abbiamo paura di queste cose?…o di tutto e di niente?
Ci riscaldiamo lentamente, ma adesso mi sembra che il nostro desiderio e talmente vicino e grande che ci rabbrividisco. Sarebbe questo l’amore? O questo e ancora piu desiderabile?

Mi aggrappavo al tuo lungo cappotto e volevo che tu fossi sempre accanto a me. Ero un egoista, ma non mi dispiaceva.

“Isola del primo bacio”

L’umidità dell’inverno freddo ha cacciato tutti dalle vie. Solo noi due erravamo, camminando attraverso tutti i momenti. I nostri passi andavano in armonia, mentre ci abbracciavamo, e le pietre delle vie son diventate sala da ballo. Mi hai reso felice e hai cambiato tutto. E vero che credevo in te, in tutto quello che mi dicevi. Hai nutrito le mie illusioni e pian piano hai ridisegnato il mio carattere. Come un disegno o una pittura e il sudore del nostro spirito-carattere. Vicino all’albero dalla forma “S” ti ho baciato, non sapendo che questo sarebbe stato l’inizio del mio lento travolgimento.
Non sono capace di riassumere la mia vita: c’erano tante stazioni, tante donne, tanti lombi pulsanti, occhi maledicanti, ho oltrepasssato tante cose, ma finora non ho saputo imparare cos’è il giusto, come devo scegliere il buono. Sebbene l’anima non sia un giocattolo, ogni volta che se lo rompe e cerchiamo di mettere insieme i pezzetti, ci saranno alcune schegge che non potremmo riattaccare. Invece senza l’integrità non possiamo esistere.
Non so nemmeno dire quante volte ho deciso bene durante questi 25 anni…
Ma so benissimo quante volte ho scelto sfortunatamente.
Ho imparato a amare e adattarmi ad altri. Ho imparato a litigare e riconciliarmi.
E camminando nel parco, sotto l’albero dalla forma “S” mi ricordo di te, quando inchinandoci uno sull’altra sentivamo affamati le parole dell’altro, o il silenzio…Che belle notti erano. E quante se ne sono seguite ancora. Ma tra tutti i momenti, i più belli erano senz’altro quelli di febbraio, quando passeggiavamo ad Újfalu senza problemi, immaginando che nel momento prossimo potrebbe realizzarsi un’epoca del tutto diverso. Questi erano dei momenti in cui ci univamo completamente, penso. E per molto tempo li ricordavo e rimpiangevo, mentre la mia presenza inanima nella realtà ha rovinato tutto.
Vengono dimenticati gli abbracci, i baci e non resta altro che i sogni che si scaturiscono ogni notte, insieme all’armonia spezzettata.
Vado avanti senza scopo…ormai senza te…

“Isola della prima notte”

La prima sera e la prima notte. Abbracciandomi strettamente e teneramente mi accarezzi, quasi nascondendomi in te, mi fai impazzire in te, e ti faccio impazzire in me lentamente…sinceramente…con dei movimenti leggeri.
L’aspetto e la immagino…è ancora giorno…comincia appena a fare buio, giaciamo intrecciandoci, dagli occhi aperti, e mentre ci accarezziamo con cautela, taciamo. E mentre le stelle cominciano a dar fuoco, noi non facciamo altro che gurdarci e amarci.
“Caro mio santo” – dicono forse le fate morbide in qualche posto; chiedendosi a mani aperte.
Una donna e un uomo si son trovati di nuovo. Ma loro sanno che cosa si lega e si strappa per sempre.
Una volta ogni cosa intera si rompe…

“Isola delle feste”

Pausa. Me la posso permettere. Mi appoggio la testa alla mia scrivania – è dura, mi fa male alla testa – e immagino frasi di cui potrei riempire la carta. Frasi composte di pensieri ancora inarati. Voglio che tu non sia triste. E non pensarlo. Che sta fuori di noi. Non dobbiamo creare dei fraintesi. Quelli si creano da se.
Per me esistono due tipi di donne: una inanima, che scopre tutto per farci credere che lei abbia una natura più nobile; l’altra invece – contaminata da sentimententi profondi – fa tutto per nasconderli, per coprire la fonte della sua debolezza.
Hanno invece un corpo comue. Con diverse funzioni.
Gli alberi del parco si elevano come colonne. Le luci che attraversano le fronde mi circondano come cattedrali incantate della gotica. Mi affogano, ricordandomi ad ogni momento felice. Sentirsi liberi in ogni momento, in un modo da sentire l’odore della liberta nell’aria, sentire la sua freschezza, la sua forza, sentire che qualcosa e il mio ed io, sono veramente io.
Qualche mio sogno – diventato nebbia – e volato via, come uccello della pioggia. La cupola della cattedrale non può ostacolarlo. E io sto seduto, coccolone, sotto una foglia di bardana sospirando continuamente: Addio.

Non so che cosa fare. La camera e piena di libri, e io non faccio altro che sognare ad occhi aperti…Negli ultimi tempi leggo moltissimo. Piccole gioie estetiche, che mi servono come medicina. È bello stare a casa, e mi sento bene.
A volte mi fanno paura i miei sentimenti. Forse tutto il mio modo di vedere e tutti i miei sentimenti sono troppo drammatici, instantanei e definitivi nello stesso tempo. Ho bisogno di questo: di molta passione. E, confesso, anche di sofferenza, ma solo perche subito a questo segue la rifioritura della gioia. Molte volte potevamo lasciarci. Non l’abbiamo fatto. Eppure lo facciamo.
Da bambino sentivo sempre qualche inspiegabile noia nei riguardi dei festeggiamenti. Questo poteva succedere perché – ormai ho capito – non si sapeva crearne vere feste. Così ho comiciato io di fabbricarmi delle feste: ovunque, in qualsiasi momento, per qualsiasi motivo, che erano diversi dai grigi giorni comuni…e di qualsiasi persona. Io voglio un mondo in cui tutto è possibile, in cui si può giocare qualsiasi ruolo, in cui possiamo giocare ed amare liberamente. In cui si può creare di una cosa o di una persona qualsiasi cosa fino ai limiti della fantasia.
C’erano delle notti che si sono innalzate feste.

“Isola della fedeltà eterna”

E occupati di noi, immergiti in me.

“Trono pensante”

La mia vita somiglia a un’enorme libreria. In essa si emergono sei livelli, fino alla fine degli spazi stretti della mia camera. I primi quattro livelli sono pieni di libri, ce ne sono buoni e meno buoni, sentimentali e appassionati, ostinati e umili, letti una volta o più volte. Tempo fa quelli mi piacevano, se non altro, una volta almeno bisognava leggerli. Sul quinto e sul sesto livello si trovano solo un libro a vicenda. Quello del quinto livello lo leggo periodicamente. Di nuovo e di nuovo…mi piace questo libro. La sesta mensola e troppo in alto. Il libro che si trova su questo, l’ho già preso in mano una volta, ma non ci giungo da molto. Cercavo di arrivarci più volte, invano, non potrò giungerci mai più. Anche se questo libro è un vero tesoro: sa tutto dell’amore…
Qual’è più prezioso, l’amore o l’affetto? Li metto a un piano…l’amore e la fiamma che s’innalza e decade, l’affetto e un fuoco durevole, che da luce ai colori che bruciano in me.
In te ho trovato tutt’e due…ho perso tutt’e due.

fordította: Nagy Ágnes